COMPENDIO DELL’INSEGNAMENTO

“Conducimi, O Pusan, verso qualcuno che sappia, che possa in modo diretto istruirci e dirci: questa è la Via”. (Rig Veda 6-54)


1° PUNTO

La Maieutica Trascendente propone al principiante di abbordare il sentiero iniziatico con la pratica dell’arte dell’osservazione.

Posso osservare il corpo e l’insieme delle sensazioni fisiche. Posso anche osservare il viavai dei miei pensieri. Per colui che si dedica a questa osservazione, in momenti di silenzio e di immobilità introspettivi, ma anche nel corso delle attività quotidiane, la seguente costatazione appare con una intensità proporzionale alla pratica: ci sono io e ciò che osservo. Io, sono colui che osserva il corpo e i pensieri. Non sono ciò che osservo. Non sono né il corpo né i pensieri. NETI NETI dicono le Upanishad. No, tu non sei questo, né questa o quest’altra cosa osservabile.


2° PUNTO

La domanda “chi sono io?” si pone allora. Domanda di cui Ramana Maharishi, il nostro venerato Maestro, faceva la base del suo insegnamento. Chi sono io che osserva il corpo e i pensieri? La pratica regolare della meditazione mi porta a realizzare che sono la Pura Coscienza.

E’ la coscienza che percepisce il mondo esterno, il corpo e i pensieri. Questa Coscienza in sé è vuota di contenuti. Importa dunque non confondere, come l’hanno fatto numerosi filosofi occidentali, la coscienza di questo o quello e la Coscienza in sé. Essere cosciente di questa o quest’altra cosa equivale a costatare che tale o tale altra percezione attraversa il campo della coscienza. Ma in se-stessa, la Coscienza è indipendente da tutte le categorie di percezioni. Nello stato di veglia, i contenuti della Coscienza sono le percezioni del mondo esterno e del mondo soggettivo. Nello stato di sogno, sono i fantasmi del mondo onirico. Nello stato di sonno profondo, non ci sono sogni ne percezioni, e soltanto la Coscienza permane, priva di contenuti. Il sonno profondo non è incoscienza, ma Coscienza pura vuota di qualsiasi percezione. 


3° PUNTO

Una nuova domanda si pone per il ricercatore: questa pura coscienza che è il mio Sé, testimone dei tre stati di veglia, sogno e sonno profondo, è una realtà personale o impersonale? In altri termini, c’è una stessa Coscienza presente in tutti gli individui, oppure ogni individuo ha una Coscienza personale? Se rispondete: “la mia coscienza è diversa da quella del mio vicino”, ho il diritto di chiedervi in cosa consiste questa differenza. Tutte le differenze che separano e distinguono gli individui si trovano al livello di ciò che è percepito dalla Coscienza e non al livello della Coscienza stessa. Sono diverso dal mio vicino perché il mio corpo, i miei sentimenti e i miei pensieri sono diversi. Ma al livello della Coscienza in sé, non esiste nessuna differenza tra me e il mio vicino. Se non esiste alcuna differenza, la Coscienza è una realtà impersonale e non una realtà personale. Essendo impersonale, questa realtà non è rinchiusa in nessuna limitazione individuale, visto che al suo livello l’individualità non esiste. Una Coscienza impersonale è necessariamente una Coscienza universale. Dunque, non c’è che una Coscienza onnipresente che impregna tutto il creato. Questa Coscienza unica è presente in modo identico in una pianta e in un uomo. Le differenze si trovano a livello delle percezioni che formano da una parte lo stato di coscienza del vegetale e dall’altra, lo stato di coscienza umano. Tuttavia, questa coscienza che impregna tutta la creazione non è in alcuna maniera limitata da essa. La Coscienza unica dimora il testimone di tutte le forme di vita. In quanto spettatrice, non è inclusa nello spettacolo. Essa è, allo stesso tempo, presente in tutte le cose e al di là di tutte le cose. Di conseguenza, immanenza e trasparenza sono due aspetti inseparabili della Coscienza infinita.


4° PUNTO

Questa coscienza è la coscienza dell’Essere in sé. Così come la Coscienza è stata confusa, da numerosi pensatori, con i suoi contenuti, così l’Essere di frequente è stato confuso con il modo di essere.

Esistevate dieci anni fa, ma da allora il vostro corpo non è più lo stesso, è interamente cambiato, i vostri sentimenti, i vostri pensieri non sono identici, il luogo dove vi trovate è probabilmente diverso. Cos’è dunque che vi permette di affermare: “io esistevo dieci anni fa”? Ciò che vi permette di dirlo, è la permanenza del vostro essere. Ciò che è cambiato è la vostra maniera di esistere. Allo stesso modo, tra i tre stati di veglia, sogno e sonno profondo, ciò che si modifica è il modo di esistenza, ciò che rimane identico a se stesso è l’Essere. Nella nascita e nella morte, ciò che si trasforma è il modo di esistere, ciò che rimane è l’Essere. Così come dice la Bhagavad Gita, “ciò che È non può cessare di essere”. Non essere nulla è ancora ESSERE il nulla, cioè ESSERE, sotto l’aspetto apparentemente negativo della non-manifestazione, la pura esistenza spogliata di qualsiasi forma di esistenza. La pura Coscienza non è nulla, nulla di definibile o di esprimibile. Questo nulla che la nostra intuizione può cogliere, è la pura esistenza infinita. Questo nulla del puro Essere è il substrato di tutto, sul quale si sovrappongono tutte le forme di esistenza.

Così, il fatto di Essere rimane immutabile, e la vostra maniera di esistere, il vostro ego, la vostra personalità si modificano continuamente. Secondo l’affermazione buddhista, l’io è impermanente, mentre l’Essere in sé il quale non è altro che la trascendenza inesprimibile del Nirvana o del Brahman, è immutabile.


5° PUNTO

Vivere a livello della nostra vera natura, del nostro Sé supremo il quale è puro Essere, questo è lo scopo dell’iniziazione.

 Questa realizzazione implica un totale distacco. È perché ci identifichiamo con il corpo e la mente che l’avidità e l’attaccamento appaiono. Colui che mette fine a questa falsa identificazione conosce la Pace profonda del distacco. Tuttavia, il distacco non ha nulla a che vedere con l’ascetismo o la rinuncia al mondo. Mortificarsi fisicamente, affettivamente o intellettualmente non significa porre fine all’identificazione con il corpo e la mente. Lo scopo è di smettere di identificarsi con l’uomo, qualunque siano le sue attività o le sue esperienze. Questo è il messaggio fondamentale della Bhagavad Gita: lasciare l’uomo compiere il suo dovere sociale senza identificarsi, rimanendo cosciente di essere l’Essere unico ed eterno.


6° PUNTO

Solo una pratica regolare della meditazione, pratica erede delle tecniche del raja yoga e impregnando via via la totalità della vostra vita, vi può permettere di superare l’identificazione al corpo e alla psiche e riconoscere, per esperienza diretta, che siete la pura Coscienza eterna ed infinita.

Fare quest’esperienza del Samadhi e del Satori, è essere un illuminato, uno Jnani, significa possedere la Saggezza suprema, la Gnosi definitiva. Facendo quest’esperienza, potrete dire a colui che cerca, sulla scia dei Saggi delle Upanishad: “Questo (quest’infinito) tu sei” – TAT TWAM ASI. Direte come il Cristo: “il Padre (cioè la Coscienza trascendente dell’Essere in sé) ed io siamo uno”. Saprete come l’ha dichiarato il Profeta Maometto che: “Colui che conosce la sua anima conosce il suo Signore” (ibn Arabi ¬- il Trattato dell’Unità). E potrete dire: “io sono l’Assoluto – AHAM BRAHMASMI”.

È verso l’esperienza di questa Realtà che tutte le religioni convergono. Quest’esperienza salvatrice costituisce il nucleo esoterico di tutte le rilevazioni.

Una tale esperienza richiede tempo per radicarsi. All’inizio, può non essere che un lampo fuggevole e travolgente sulla Realtà suprema. Bisogna lavorare perché diventi una beatitudine quotidiana e costante, mettere in opera una disciplina sistematica per impregnare di Conoscenza Trascendente (Jnana) tutti gli aspetti della nostra vita.


7° PUNTO

Passare dall’ignoranza alla Conoscenza significa anche passare dalla morte all’Immortalità, perché noi subiamo il destino di ciò al quale siamo identificati. Cos’è che nasce? È l’individualità psicofisica. Cos’è che muore? È il corpo fisico. Cos’è che sperimenta la vita dopo la morte? È la psiche. Ma tutto ciò non vi riguarda, voi che siete la pura Coscienza testimone. La durata di una vita umana non è che l’inizio, lo sviluppo e infine l’interruzione di un tipo specifico di percezione. Vita umana e vita postmortem non sono altro che spettacoli differenti, delle serie coordinate di percezioni che attraversano il campo della nostra Coscienza infinita ed eterna. Riuscire a sentire che siete la Coscienza infinita e sapere: “A cosa assomigliava il vostro viso originale prima che vostra madre e vostro padre nascessero?” (koan zen del Maestro Houei-neneg). E come il Cristo potrete dichiarare: “prima di Abramo, io ero”.


8° PUNTO

Per colui che è identificato alla Coscienza eterna, l’intero universo non è che l’insieme delle percezioni che attraversano il campo di questa coscienza infinita. L’universo non ha dunque nessuna realtà materiale. Ciò che chiamiamo la materialità non è che un tipo specifico di percezioni. Tutte le categorie di percezioni non sono che fenomeni evanescenti che poggiano sul vuoto. Vivere questa comprensione in seno allo scenario della vita quotidiana è conoscere la più alta forma di distacco.


9° PUNTO

L’universo è il grande sogno dell’Essere, è la meditazione coordinata di Dio il quale è puro Spirito. È Maya, lo spettacolo della Divina fantasmagoria. Questa fantasmagoria è l’espressione dell’Energia Divina (Shakti). Dal vuoto infinito della pura Coscienza emerge il sogno dell’universo: il mondo è dunque la Manifestazione di Dio. L’essenza Divina, che è il vuoto infinito della pura Coscienza, e la Manifestazione Divina, che assume la forma del Cosmo, sono inseparabili. Così realizzate, insieme ai Saggi delle Upanishad, che “tutto questo meraviglioso universo è Brahman”. Il Samsara, il Nirvana e la Trascendenza sono uno.

In quanto uomo, siete una particella inscindibile dal Cosmo. In quanto Coscienza, siete inseparabile dalla Trascendenza divina. Una realizzazione spirituale integrale non vi incita a rinunciare al mondo, ma al contrario, a vedere in esso la Manifestazione Divina dalla quale siete indissociabili nel vostro aspetto manifesto. Siete inseparabili dall’universo. Di conseguenza, il vostro corpo è uno con la totalità del Cosmo e chi lo sa può far proprie le parole del Cristo e dire davanti a qualsiasi elemento del mondo: “questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”.

 

10° PUNTO

Vivere al quotidiano l’unità cosmica del grande tutto, del Tao, è suscitare in voi la più alta forma di amore. L’amore scorre liberamente quand’è venuta meno l’illusione separatrice. Amate tutti gli altri come voi stesso.

Fin dall’inizio della ricerca, l’apertura del cuore è un potente fattore di progresso. Più il vostro Amore si allarga, meglio rompe i confini dell’egoismo, dell’attaccamento, dell’identificazione possessiva, più diventate capaci di amare per la semplice gioia di amare, senza nulla aspettare o cercare, e più l’ego si dissolve.

Quando non amo più il mio coniuge perché è il mio coniuge, i miei figli perché sono i miei figli, i miei genitori, il mio paese, e così via per lo stesso motivo, quando il mio amore, anche se non può esprimersi materialmente che con un numero limitato di persone, include tutti gli esseri viventi ed è accompagnato dalla totale incapacità di provare oddio, quando il mio amore non si attacca a nessuno in particolare, perché in ogni persona vedo la manifestazione di Dio e perché sono attaccato e innamorato solo di Dio, allora sono molto vicino alla Realizzazione.

 

11° PUNTO

Superare il corpo e la mente, fondersi nell’ eterno Silenzio, significa essere uno con Dio. Tornare al livello del corpo e della mente, è ridiventare una piccola individualità mentre Dio è l’infinito. Non è mai nel nome dell’uomo che si può dire: “io sono Dio”. In verità siamo Dio al livello della nostra realtà profonda, perché Dio è l’unica realtà profonda. Quanto all’uomo, appartiene al mondo delle apparenze. Identificare un apparenza con la Realtà Essenziale non è che delirio mentale e blasfema. Perciò, tutti gli insegnamenti che hanno asserito l’identità essenziale tra l’uomo, semplice granello di polvere, e Dio, sono veritieri. Nel vostro aspetto apparente, e cioè al livello del vostro corpo, dei vostri sentimenti e pensieri, siete irriducibilmente dissimili a Dio. Non siete che una minuscola particella della Sua manifestazione. Invece, nel vostro aspetto essenziale, al di là del corpo e della psiche, siete uno con Dio e l’universo.

Capire questa doppia verità significa capire che la Realizzazione spirituale comprende due aspetti. Il primo, l’aspetto Gnostico, nel quale, avendo imparato a superare la mente, vivete per esperienza diretta la vostra unità con l’Assoluto: è il Vedanta, il Jnana yoga. Il secondo aspetto è quello devozionale, quello del Bhakti yoga nel quale, vivendo a livello dell’uomo, istituite una relazione con Dio. Lo amate e Lo adorate al di sopra di ogni cosa. Vi aprite alla Sua Grazia santificante. Vi sottomettete alla Sua Volontà, la quale si manifesta attraverso tutti gli avvenimenti della vostra vita. Compite ciò che vi dettano le ispirazioni che Lui vi concede e rimanete il Suo servitore.

Le mistiche ebraiche, cristiane e musulmane si sono dedicate in modo specifico all’approfondimento dell’aspetto devozionale. Tuttavia, come lo affermava Ramana Maharishi, insieme a numerosi Saggi indù, e così come l’hanno espresso alcuni Maestri Sufi in modo particolarmente chiaro: le esperienze della Conoscenza e della Devozione si fondono e diventano aspetti complementari della stessa Realizzazione.

      “O Signore, se mi identifico con il corpo, sono il Tuo servitore; quando mi considero come un’anima incarnata, sono una parte infinitesimale di Te; ma quando realizzo che sono il Sé, sono uno con Te”. (Adhyatma – Ramayana)

 

12° PUNTO

La realizzazione spirituale non ha nulla di una preoccupazione egoistica, perché è soltanto nella misura in cui conosciamo la Luce che possiamo portarla ad altri. Rimanere in questo mondo per far irradiare la Luce intorno a noi, questa è la via del Karma yoga. Il Karma yoga, o via delle Opere, completa le vie della Conoscenza e dell’Amore. È per rivelare la Conoscenza che le Opere sono compiute, e ciò che ci spinge a compierle è l’Amore. L’amore per Dio e l’amore per gli esseri viventi sono inscindibili, visto che tutti gli esseri sono manifestazioni di Dio.

Portare la Luce e la Verità ad altri, al fine di essere un membro attivo della Redenzione generale, non è uno scopo che si limita alla vita presente. È attraverso tutte le eternità successive che la Realtà si dedica al servizio del prossimo. È attraverso un’infinita molteplicità di condizioni di esistenza che il Bodhisattva prevede di portare la luce ad altri. Il suo ideale non è diverso da quello dei Santi della Chiesa trionfante.

 

13° PUNTO

Fino a quando desiderate ottenere una Realizzazione spirituale e una liberazione (Mukti) personale dalla temporalità, c’è ancora una traccia di ego in voi. L’ultimo lasciar andare consiste a comprendere che non c’è una liberazione personale possibile. Una liberazione individuale sarebbe praticabile se ci fosse una individualità, ma è proprio l’individualità, l’illusione. Non c’è dunque nessuna possibilità di rifugiarvi da qualche parte, di emanciparvi a livello individuale poiché siete indissociabili dal Tutto.

Visto che siete uno con Dio, nei Suoi aspetti manifesti e non manifesti, visto che siete un membro del corpo di Cristo, la Redenzione del mondo è la vostra Redenzione; e finché un solo essere nell’universo non sarà realizzato, non sarete realizzati spiritualmente, non sarete realizzati nella vostra Realtà inclusiva.

 

      Possiate approfondire questo insegnamento!

      Possiate interiorizzarlo!

      Possiate viverlo!

      Possiate realizzarlo!

      Possiate trasmetterlo!